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La Psicologia studia il Comportamento umano e le Leggi che lo governano. Oggetto di studio della Psicologia sono quindi le emozioni, i pensieri, gli atteggiamenti, le credenze, nonché i Processi Neurofisiologici sottostanti il Comportamento Umano.
La Psicologia, come la conosciamo oggi, rappresenta l’evoluzione e il punto di arrivo di un percorso che affonda le proprie radici nel pensiero filosofico dell’antica Grecia (da Aristotele, Platone, Socrate, ecc.), passando per la filosofia del medioevo, a quella europea del secolo IVXX-IVXXX (Cartesio, Hobbe, Locke, Hume, ecc.), la psicologia scientifica che nasce nel ‘900 (Darwin, Weber, Fechner, Donders, Wundt, Brentano, ecc.), per concludersi con la Psicologia sperimentale e la Neuropsicologia scientifica odierna.
La Psicologia riconosce molti padri, in quanto molteplici sono stati i contributi filosofici e scientifici, affinché la Psicologia moderna potesse assurgere al rango di disciplina scientifica.
Senza avere alcuna pretesa di esaustività, questo breve excursus vuole dare una visione d'insieme di cosa rappresenta, attraverso la sua evoluzione storica, la Psicologia oggi.
Indice
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Etimologia e nascita del termine “Psicologia”
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Wilhelm Wundt, il Padre fondatore della Psicologia scientifica
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Franz Brentano
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La Psicologia della Gestalt
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La Riflessologia di I. Pavlov e le Scuole Russe
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Freud e la Psicoanalisi
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Il Comportamentismo
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Il Cognitivismo
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La Neuropsicologia
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Psicologia moderna e Psicologia postmoderna
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Psicologia teorica e Psicologia applicata
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La Psicopatologia
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L'Oggetto di studio della Psicologia
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Processi mentali, processi cognitivi, processi dinamici
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Altri processi mentali
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Galleria Fotografica
La scienza psicologica moderna si occupa dello studio scientifico del comportamento degli individui e dei loro processi mentali, delle dinamiche interne e dei rapporti che intercorrono tra soggetto e ambiente, tra input sensoriale e risposta comportamentale.
Il termine "Psicologia" deriva dal greco psyché(ψυχή), che significa “spirito”, “anima”, e da logos(λόγος), che vuol dire “discorso”, “studio”. La psicologia quindi costituiva lo “studio dello spirito o dell'anima”.
Il significato del termine rimase immutato dal XVI secolo fino al XVII secolo, quando assunse il significato di “scienza della mente”.
Il termine "Psicologia" divenne popolare nel Settecento, grazie al tedesco Christian Wolff che lo utilizzò per intitolare due sue opere: Psychologia emprica (1732) e Psychologia rationalis (1734), con cui introdusse la distinzione fra psicologia empirica e psicologia filosofica: la prima cercava di individuare dei principi che potessero spiegare il comportamento dell'anima umana, mentre la seconda indagava sulle facoltà dell'anima stessa.
Il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) criticò la distinzione di Wolff, negando che potesse esistere una Psicologia razionale, pur accettando la validità della Psicologia empirica, che non considerava una scienza esatta, in quanto non era possibile applicare i principi della matematica ai fenomeni psichici, e mancando ad essi la forma a priori dello spazio.
Con Kant si posero le prime basi di una psicologia non più puramente filosofica, ma costruita con criteri empirici.
Il filosofo francese René Descartes (1596-1650), meglio conosciuto come Cartesio, sosteneva l'esistenza di una netta divisione fra mente e corpo, ritenendo che alcune idee fossero innate (cioè presenti nella mente fin dalla nascita).
I filosofi inglesi Hobbes e Locke, al contrario, affermavano il predominio dell'esperienza, vista come l'unico processo in grado di sviluppare e organizzare la mente umana, oltre a criticare la divisione di mente e corpo proposta da Cartesio.
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