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La Schizofrenia e Altri Disturbi Psicotici PDF Stampa E-mail

LA SCHIZOFRENIA

La Schizofrenia costituisce la Psicosi per antonomasia ed il nome schizofrenia le venne attribuito dallo Psichiatra Eugen Bleuer nel 1911. Precedentemente il tedesco Emil Kraepelin aveva descritto questa patologia con il nome di Dementia Preacox, considerandola una affezione cerebrale.

Con la denominazione “Schizofrenia”, Bleuer intese riconoscere in questa patologia un ruolo centrale alla dissociazione della vita psichica che perde la propria unità frammentandosi in diverse componenti (intelligenza, affettività, volontà. Ecc.) e all’interno delle stesse, specie dell’ideazione. Bleuer operò anche la distinzione tra sintomi fondamentali e accessori e tra sintomi primari e secondari.

Le manifestazioni essenziali della Schizofrenia sono la presenza di un insieme di caratteristici segni e sintomi (sia positivi che negativi) che si manifestano per una significativa porzione di tempo durante un periodo di 1 mese (o per un tempo più breve se trattati con successo), e persistenza di alcuni segni del disturbo per almeno 6 mesi.

Questi segni e sintomi sono associati a marcata disfunzione sociale o lavorativa.

Il disturbo non è dovuto agli ef­fetti fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale. I sintomi caratteristici della Schizofrenia comportano uno spettro di di­sfunzioni cognitive ed emotive che comprende: la percezione, il pensiero deduttivo, il linguaggio e la comunicazione, il controllo del comportamento, l'affettività, la fluidità e la produttività del pensiero e dell'eloquio, la capacita di provare piacere, la volontà e l'iniziativa, e l'attenzione.

Nessun singolo sintomo e patognomonico della Schizofrenia.

La diagnosi comporta il riconoscimento di una costellazione di segni e sintomi associati a menomazione del funzionamento sociale o lavorativo.

I sintomi caratteristici si possono concettualmente far ricadere in due ampie categorie: positiva e negativa.

I sintomi positivi sembrano riflettere un ecces­so o una distorsione di funzioni normali, mentre i sintomi negativi sembrano riflet­tere una diminuzione o una perdita di funzioni normali. I sintomi positivi includono distorsioni o esagerazioni del contenuto di pensiero (deliri), della percezione (allucinazioni), del linguaggio e della comunicazione (eloquio disorga­nizzato), o del controllo del comportamento (comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico). Questi sintomi positivi possono comprendere due di­mensioni distinte, che possono a loro volta essere riferite ai sottostanti differenti meccanismi neuronali e correlazioni cliniche: la "dimensione psicotica", che include deliri e allucinazioni, la "dimensione disorganizzativa", che include eloquio e comportamento disorganizzati.

I sintomi negativi riguardano restrizio­ni nello spettro e nell'intensità delle espressioni emotive (appiattimento dell'affettività), nella fluidità e nella produttività del pensiero e dell'eloquio (alogia), e nell'ini­ziare comportamenti finalizzati a una meta (abulia).

I deliri sono convinzioni erronee, che di solito comportano un’interpretazione non corretta di percezioni o esperienze. II loro contenuto può includere una varietà di .temi (per es., di persecuzione, di riferimento, somatici, religiosi o di grandiosità). I deliri di persecuzione sono i più comuni; la persona è convinta di esse­re tormentata, inseguita, ingannata, spiata, o messa in ridicolo. I deliri di riferimen­to sono pure comuni; la persona è convinta che certi gesti, commenti, passi di libri, giornali, parole di canzoni, o altri spunti provenienti dall'ambiente siano diretti spe­cificamente a se stessa.

La distinzione fra un delirio e un'idea fortemente radicata a volte è difficile da fare, e dipende in parte dal grado di convinzione con il quale la credenza viene mantenuta, nonostante l'evidenza di prove contrarie riguardo la sua veridicità.

Benché i deliri bizzarri siano considerati caratteristici specialmente della schizo­frenia, la "bizzarria" può essere difficile da giudicare, specialmente in rapporto a culture differenti. I deliri sono considerati bizzarri se risultano chiaramente non plausibili e non comprensibili, e non derivano da comuni esperienze di vita. Un esempio di un delirio bizzarro è la convinzione da parte della persona che uno sco­nosciuto abbia rimosso i suoi organi interni sostituendoli con quelli di qualcun altro senza lasciare alcuna ferita o cicatrice.

Un esempio di delirio non bizzarro è la falsa convinzione da parte della persona di trovarsi sotto sorveglianza della polizia. I de­liri che esprimono una perdita di controllo sulla mente e sul corpo sono general­mente considerati bizzarri; questi includono la convinzione di una persona che i suoi pensieri siano stati portati via da certe forze esterne ("furto del pensiero"), che pensieri estranei siano stati messi dentro la mente ("inserzione del pensiero"), o che il suo corpo o le sue azioni siano agite o manipolate da certe forze esterne ("deliri di controllo").

Se i deliri sono giudicati bizzarri, questo solo sintomo è sufficiente per fare diagnosi di Schizofrenia.

Le allucinazioni possono manifestarsi con qualunque modalità sen­soriale (per es., uditiva, visiva, olfattiva, gustativa e tattile), ma le allucinazioni udi­tive sono di gran lunga le più comuni. Le allucinazioni uditive sono generalmente sperimentate come voci, sia familiari che non familiari, che vengono percepite come distinte dai pensieri propri del soggetto.

Le allucinazioni possono anche essere un contenuto normale dell'esperienza religiose in certi contesti culturali. Certi tipi di allucinazioni uditive (per es., due o più voci che conversano con un'altra, oppure voci che continuano a commentare i pensieri o il comportamento del soggetto) sono stati considerati particolarmente caratteristici della Schizofrenia e inclusi fra i sintomi di primo rango della classificazione di Schneider.

Il pensiero disorganizzato ("disturbo formale del pensiero") è stato considerato come la manifestazione singola più importante della Schizofrenia. L’eloquio dei soggetti con Schizofrenia può essere disorganizzato in una varietà di modi. La persona può “perdere il filo”, passando da un argo­mento all'altro (“deragliamento” o "allentamento dei nessi associativi"); le risposte alle domande possono essere correlate in modo obliquo o completamente non cor­relate ("tangenzialità"); e, raramente, l'eloquio può essere cosi gravemente disorga­nizzato da risultare quasi incomprensibile, e assomigliare all'afasia recettiva nella sua disorganizzazione linguistica ("incoerenza" o "insalata di parole").

Dal mo­mento che una disorganizzazione lieve dell'eloquio e comune è non specifica, i sintomi devono essere sufficientemente gravi da compromettere in modo consistente la comunicazione effettiva. Una disorganizzazione meno grave del pensiero o dell'elo­quio può manifestarsi durante i periodi prodromici o residui della Schizofrenia.

Un comportamento grossolanamente disorganizzato può manifestarsi in una varietà di modi, variabili da una stupidità infantile all'agitazione imprevedibile.

Problemi possono essere notati in qualunque forma di comportamento finalizzato a una meta, che può evidenziare delle difficoltà nella esecuzione di atti­vita della vita quotidiana, come la preparazione dei pasti o il mantenimento dell'i­giene personale. La persona può avere un aspetto molto disordinato, può vestire in un modo inusuale (per es., indossando più soprabiti, sciarpe e guanti in un giorno caldo), o può mostrare un comportamento sessuale chiaramente inappropriato (per es., masturbazione in pubblico), oppure un'agitazione imprevedibile in assenza di stimoli esterni (per es., gridando o imprecando).

I comportamenti motori catatonici includono una notevole diminuzione della reattività all'ambiente, che si manifesta di volta in volta con differenti modalità. raggiungendo un grado estremo di assenza di consapevolezza ca­tatonico; mantenendo una postura rigida e resistendo passivamente agli sforzi di mobilizzazione (rigidità catatonica); con resistenza attiva ai comandi o ai tentativi di mobilizzazione (negativismo catatonico); con l’assunzione di posture bizzarre o inappropriate (posture catatoniche); con una eccessiva attività motoria non finaliz­zata e non dovuta a stimoli esterni (eccitamento catatonico).

I sintomi catatonici non sono specifici e possono ricorrere in altri disturbi mentali (quali Disturbi dell'Umore Con Manifestazioni Catatoniche), in condizioni mediche generali (Disturbo Catatonico Dovuto a una Condizione Medica Ge­nerale), e in Disturbi del Movimento Indotti da Farmaci (vedi Parkinsoni­smo indotto da Neurolettici).

L'appiattimento dell'affettività è particolarmente comune ed è caratterizzato dal viso del soggetto che appare immobile e non reattivo, con scarso contatto dello sguardo e ridotto linguaggio del corpo. Benché una persona con affettività appiattita possa sorridere e occasionalmente animarsi, lo spettro delle sue espressioni emotive è chiaramente ridotto nella maggior parte del tempo.

L’alogia (povertà di linguaggio) è manifestata da risposte brevi, laconiche, vuote: il soggetto con alogia sembra avere una diminuzione di pensieri, che si riflette nella diminuzione di fluidità e di produttività del linguaggio.

L’abulia è caratterizzata da una incapacità a iniziare e a continuare attività finalizzate a una meta. La persona può rimanere seduta per lunghi periodi di tempo e mostra­re scarso interesse nel partecipare ad attività sociali o lavorative.



 
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